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Kyrgios positivo alla cocaina: il campione mai completo, e il fantasma di Balotelli

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Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2026.

Nelle prossime settantadue ore leggerete molte volte la stessa parola. Stravaganza. Qualcuno scriverà eccentricità, qualcuno carattere, i più generosi parleranno di genio ribelle. È il vocabolario che il giornalismo sportivo italiano tira fuori dal cassetto ogni volta che un talento enorme finisce male, e serve a una cosa sola: a non dire quello che è successo davvero.

Nick Kyrgios è sospeso in via provvisoria perché un test antidoping ha trovato tracce di cocaina. Lo ha annunciato lui, ha ammesso di averla assunta volontariamente e ha usato parole che non lasciano margini: un errore enorme, di cui si assume la piena responsabilità.

Non è stravaganza. Non lo era nemmeno prima, e lo sappiamo perché ce lo aveva detto lui quattro anni fa. Abbiamo scelto di continuare a chiamarla così perché faceva spettacolo.

In breve

  • Campione raccolto il 22 giugno 2026 al torneo di Maiorca. Il 17 luglio un laboratorio accreditato WADA conferma la benzoilecgonina, metabolita della cocaina.
  • Sospensione provvisoria dell'ITIA in vigore dal 4 agosto, resa pubblica il 19. Kyrgios non l'ha impugnata.
  • Non è una squalifica definitiva: nessuna decisione di merito è stata presa.
  • La cocaina nel codice WADA è una sostanza d'abuso, non un aiuto alla prestazione: se l'assunzione è extra competitiva, la sanzione può scendere a tre mesi, e a uno con un programma di recupero.
  • Kyrgios ha 31 anni, una finale a Wimbledon nel 2022 e il numero 906 del mondo accanto al nome.

Che cosa è successo, con precisione

Il campione è stato raccolto il 22 giugno 2026, durante il torneo di Maiorca. Il 17 luglio un laboratorio accreditato dalla WADA ha confermato la presenza di benzoilecgonina, il principale metabolita della cocaina. Dal 4 agosto è scattata la sospensione provvisoria dell'ITIA, l'agenzia che si occupa dell'integrità nel tennis, e la notizia è diventata pubblica il 19 agosto.

Finché la sospensione è in vigore Kyrgios non può giocare, non può allenare, non può nemmeno presentarsi come spettatore a un evento organizzato da ITF, ATP, WTA, dagli Slam o da una federazione nazionale. Ha dichiarato di non voler fare ricorso e ha annunciato ventotto giorni lontano dai social e dalla vita pubblica.

Due precisazioni tecniche, perché nella fretta di oggi si perderanno entrambe.

La prima: questa è una sospensione provvisoria, non una squalifica. Nessun organo ha ancora deciso nel merito, quindi qualsiasi numero letto in giro sulla durata della pena è una stima, non una sentenza.

La seconda, più importante: la cocaina nel codice WADA è classificata come sostanza d'abuso, cioè una sostanza il cui consumo riguarda la società e non il rendimento atletico. Se l'atleta dimostra che l'assunzione è avvenuta fuori competizione e senza legami con la prestazione, la sanzione può ridursi a tre mesi, e a un mese solo con un programma di riabilitazione approvato. Tradotto: nessuno sostiene che Kyrgios abbia provato a giocare meglio. Il tennis lo sta sospendendo per come ha vissuto, non per come ha giocato.

Sono due storie diverse, e il fatto che vengano trattate dallo stesso regolamento è un problema del regolamento, non una nostra scusa per confonderle.

Il paradosso dell'accusatore

C'è un dettaglio che oggi in Italia peserà più di tutti gli altri, ed è giusto dirlo subito: Kyrgios era stato il critico più rumoroso del caso clostebolo di Jannik Sinner. Mesi di post, di interviste, di sarcasmo sul sistema che protegge i primi della classe.

La tentazione di godersela è forte e la capisco. Va però detta una cosa scomoda per chi ha passato due anni ad arrabbiarsi con lui: le due vicende non sono la stessa cosa. Il caso di Sinner riguardava una contaminazione involontaria da una sostanza dopante, valutata come tale dagli organi competenti. Qui c'è un'assunzione volontaria, ammessa, di una sostanza che nessuno prende per correre più veloce.

L'ironia della sorte non è che l'accusatore sia stato colto in fallo sullo stesso terreno. È che ha passato anni a chiedere pulizia al tennis mentre il problema, evidentemente, era da un'altra parte. E nessuno gli ha chiesto come stesse, perché era più comodo rispondergli.

Chi frequenta questo blog sa che di Sinner ci siamo occupati soprattutto per quello che fa in campo. Anche questo è un giudizio, e volontario.

Il campione mai completo

Bisogna ricordare che giocatore fosse, altrimenti il resto non ha senso.

Kyrgios ha battuto i tre più grandi della storia recente quando ancora nessuno sapeva scrivere il suo nome. Ha giocato una finale a Wimbledon nel 2022, persa con Djokovic in quattro set, primo uomo non testa di serie ad arrivare in fondo a uno Slam dopo Tsonga nel 2008. Ha un best ranking di numero 13 del mondo, datato ottobre 2016, e sette titoli ATP vinti tutti sul cemento.

Sette titoli. Nessuno Slam. Un servizio che mezzo circuito considerava il migliore in circolazione, e un totale in bacheca che qualsiasi top ten mette insieme in due stagioni buone.

Al 3 agosto 2026 il ranking accanto al suo nome diceva 906. Ha 31 anni: l'età in cui Djokovic vinceva ancora tutto e in cui i tennisti costruiti sulla continuità raccolgono il meglio.

Il talento non gli è mai mancato un giorno. Gli è mancato tutto il resto, cioè la parte noiosa: la routine, la ripetizione, gli allenamenti di gennaio, la disciplina che trasforma il talento in una carriera. Nel tennis, che è lo sport più solo del mondo, quella parte non te la può fare nessun altro.

Balotelli, la stessa storia con un pallone

Il 28 giugno 2012, a Varsavia, un ragazzo di ventuno anni fece due gol alla Germania in una semifinale europea e poi si tolse la maglia e restò immobile, con i muscoli tirati e lo sguardo nel vuoto, in una delle prime immagini della storia a diventare un meme in Italia.

Aveva vinto la Premier League col Manchester City poche settimane prima. Aveva già vinto scudetti e una Champions con l'Inter. In quel momento Mario Balotelli era il miglior giovane attaccante d'Europa e non era un'opinione, era una constatazione.

Quella semifinale resta il punto più alto della sua carriera. A ventuno anni. Tutto quello che è venuto dopo, e sono quattordici anni, è stato un lento allontanarsi da quella sera: squadre sempre più lontane dal centro del calcio europeo, contratti sempre più brevi, ogni volta un allenatore che dichiarava di volerlo recuperare e ogni volta la stessa fine. A gennaio 2026 ha rifiutato di smettere e ha firmato ancora, lontano dall'Italia, a trentacinque anni.

Anche di lui abbiamo detto per quindici anni che era stravagante. Le magliette, i fuochi d'artificio, i titoli in prima pagina, il fratello maggiore d'Italia da compatire ridendo. Nessuno, in quindici anni di prime pagine, ha mai spiegato che cosa esattamente andasse recuperato.

La parola stravaganza serve a noi, non a loro

Qui sta il punto, e non è un punto morbido.

Nel febbraio 2022 Kyrgios pubblicò una sua foto agli Australian Open del 2019 e raccontò che quello era stato il periodo più buio della sua vita. Un anno dopo, nel documentario Netflix Break Point, ha aggiunto il resto: il ricovero in un reparto psichiatrico a Londra dopo la sconfitta di Wimbledon 2019, la manica lunga indossata in campo per coprire i segni dell'autolesionismo, i pensieri suicidi, l'abuso di alcol e di droghe.

Lo ha detto lui, in prima persona, davanti a una telecamera, nel 2023.

Sapevamo tutto, e per tre anni abbiamo continuato a impaginare le sue racchette spaccate come intrattenimento, a ridere del personaggio, a spiegare che era un peccato per il talento. Il pubblico ha comprato lo spettacolo per dieci anni e oggi presenta il conto per il disastro. Sono la stessa cosa vista in due momenti diversi.

Non sto scrivendo che Kyrgios sia malato o dipendente: non lo so, non lo sa nessuno che non sia lui e i suoi medici, e non è un'etichetta che un blog possa mettere addosso a una persona. Sto scrivendo una cosa più semplice. Che quando un ventiduenne di talento assoluto si comporta per anni in un modo che tutti definiscono inspiegabile, l'ipotesi che ci sia qualcosa che non va non è cattiveria: è la prima che verrebbe in mente per qualsiasi ragazzo che non sia famoso.

Il campione mai completo non è quello a cui manca un pezzo tecnico. È quello a cui, intorno, non c'era nessuno che si occupasse della parte non tecnica.

Che cosa resta

Restano due carriere che nel palmares valgono meno del talento che avevano, e che nella memoria valgono più di quelle di parecchi vincitori.

Perché è così che funziona, e lo abbiamo scritto anche parlando del declino del calcio italiano: ricordiamo l'incompiuto meglio del compiuto, perché l'incompiuto ci permette di immaginare, e l'immaginazione è sempre più generosa dell'archivio. Balotelli nella testa degli italiani è ancora quel ragazzo a torso nudo a Varsavia, non un attaccante con centinaia di partite fuori dai grandi campionati. Kyrgios resterà il tipo che serviva da sotto le gambe a Wimbledon, non il numero 906.

E però attenzione a commuoversi troppo. Non c'è niente di romantico in un talento sprecato: c'è solo uno spreco. La malinconia con cui in Italia raccontiamo gli incompiuti è la stessa che ci ha impedito di aiutarli quando ce ne era il tempo.

Se vi interessa il tennis raccontato senza questa retorica, lo facciamo qui ogni settimana. Kyrgios adesso ha ventotto giorni di silenzio davanti e una decisione di merito che arriverà. Auguriamogli, per una volta, di tornare in campo da numero 906 e di non essere più interessante per nessuno.

Domande frequenti

Kyrgios è stato squalificato?

No. Al 19 agosto 2026 è sottoposto a una sospensione provvisoria dell'ITIA, scattata il 4 agosto, che non ha impugnato. Non esiste ancora una decisione di merito sulla durata di un'eventuale squalifica.

Che sostanza è stata trovata e quando?

Benzoilecgonina, il principale metabolita della cocaina, in un campione raccolto il 22 giugno 2026 al torneo di Maiorca. La conferma del laboratorio accreditato WADA è arrivata il 17 luglio.

La cocaina è considerata doping?

Nel codice WADA è inserita tra le sostanze d'abuso, cioè quelle il cui consumo è diffuso nella società al di fuori dello sport. Se l'atleta dimostra che l'assunzione è avvenuta fuori competizione e senza relazione con la prestazione sportiva, la sanzione può scendere a tre mesi, riducibili a uno con un programma di riabilitazione approvato.

Che cosa non può fare durante la sospensione provvisoria?

Non può giocare, allenare o presenziare a eventi organizzati o riconosciuti da ITF, ATP, WTA, dai tornei del Grande Slam e dalle federazioni nazionali.

Che cosa c'entra Balotelli con Kyrgios?

Niente, sul piano dei fatti: nessun caso antidoping riguarda Balotelli. Il parallelo di questo articolo è solo sul modo in cui il racconto sportivo italiano ha trattato due talenti fuori scala, chiamando stravaganza tutto quello che non riusciva a spiegare.

Questo articolo riporta un provvedimento provvisorio e le dichiarazioni pubbliche dell'interessato, non una sanzione definitiva. Le informazioni sulla salute mentale di Nick Kyrgios sono quelle che lui stesso ha reso pubbliche nel 2022 e nel documentario Break Point: qui non si formula alcuna diagnosi. La pagina viene aggiornata alla decisione di merito.

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