Vent’anni dopo Calciopoli, il cerchio si chiude. O forse non si è mai aperto
C’è una parola che in Italia si teme più di qualunque altra nel calcio: prescrizione.
Nel 2006, esplose Calciopoli. Telefonate, pressioni, designazioni pilotate. La Juventus finì in Serie B, privata di due scudetti. E l’Inter? L’Inter ereditò uno di quei titoli, quello del 2005-06, senza che una sola pena fosse scontata dai nerazzurri.
Eppure, nel 2011, Stefano Palazzi — l’oratore che per la Juventus aveva invocato una categoria diversa dalla B e la confisca di due campionati — ricevette le telefonate che, senza prescrizione, avrebbero portato la società nerazzurra e il suo presidente Giacinto Facchetti a rispondere di illecito diretto.
Prescrizione. Sempre quella benedetta prescrizione. Come per magia, l’Inter scivolò via pulita.
Vent’anni dopo, eccoci di nuovo qui.
“Loro non lo vogliono più vedere”
Sette parole captate dalle intercettazioni, pochi secondi di conversazione telefonica, che rischiano di diventare il cuore di uno scandalo destinato a scuotere il calcio italiano. «Loro non lo vogliono più vedere»: frasi attribuite al designatore arbitrale Gianluca Rocchi che alimentano l’inchiesta condotta dal pm Maurizio Ascione della Procura di Milano.
Loro. Chi sono “loro”? Questa è la domanda che dovrebbe tenere svegli di notte i tifosi di tutta Italia — tranne quelli nerazzurri, evidentemente abituati al privilegio dell’ambiguità.
Gli inquirenti sembrano orientati a valutare la figura di Giorgio Schenone, da sei anni club referee manager dell’Inter, ossia il dirigente nerazzurro deputato ai rapporti ufficiali con la Commissione arbitri nazionale. Il nome «Giorgio» sarebbe emerso nella telefonata tra Rocchi e Gervasoni.
Un dirigente dell’Inter. Da sei anni. Punto di raccordo tra il club e l’AIA. Tra i suoi compiti principali ci sono la spiegazione delle decisioni arbitrali alla squadra e l’analisi degli episodi al Var. Non a caso Marotta lo aveva ringraziato apertamente per il suo lavoro, ringraziandolo anche per i consigli che avevano consentito all’Inter di ricevere poche ammonizioni in stagione.
Poche ammonizioni. Che strano. Che fortunati.
Le partite nel mirino: Un elenco che fa riflettere
I fatti contestati si riferiscono principalmente alla stagione 2024/25. Nel mirino degli investigatori ci sono alcune partite di Serie A — Udinese-Parma e Bologna-Inter — la semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan e il match di Serie B Salernitana-Modena. Sotto la lente anche Inter-Verona della stagione 2023/24.
Per l’accusa, Rocchi avrebbe combinato la designazione dell’arbitro Colombo — gradito all’Inter — per la partita Bologna-Inter dell’aprile 2025. Altrettanto avrebbe fatto con la designazione dell’arbitro Doveri per la semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, in modo da evitare per l’eventuale finale e per le partite successive di campionato la designazione dello stesso arbitro, ritenuto sgradito.
Tradotto in italiano semplice: si sceglie chi fischia a seconda di chi fa comodo. Se un arbitro non piace, lo si spedisce in una partita “di sacrificio” per liberarsene nelle gare che contano. Un sistema di rotazione degli arbitri che non serve il campionato, ma serve qualcuno.
E poi c’è il caso Inter-Roma: l’assistente arbitrale Domenico Rocca scrive nella sua lettera-denuncia: “Ma perché Andrea Gervasoni, supervisore di giornata, non ‘bussa’ ai Var per far assegnare un calcio di rigore netto? La Commissione al raduno ammette pubblicamente davanti a tutti, arbitri e assistenti, che abbiamo perso un rigore netto.”
Un rigore netto non dato all’Inter. Certo, anche questo potrebbe essere un errore. Ma quanti “errori” a favore si accumulano prima che si smetta di chiamarli errori?
Marotta: “Sono tranquillo”
La risposta dell’Inter allo scandalo è stata, come sempre, olimpica nella sua compostezza. Marotta ha dichiarato: “Sono tranquillo. Inter estranea e sarà estranea anche in futuro.”
Tranquillo. Come nel 2006. Come nel 2011. La tranquillità dei potenti è sempre stata la virtù più irritante per chi guarda dall’esterno.
E sull’incontro avvenuto nella pancia di San Siro il 2 aprile 2025? Marotta ha risposto: “Sono sorpreso perché assolutamente… Non dico che non ricordo…”
“Non dico che non ricordo.” Una frase che, in qualsiasi altro contesto, sarebbe considerata una non-risposta clamorosa. Nel calcio italiano, passa come dichiarazione istituzionale.
Rocchi tace, il sistema parla
Gianluca Rocchi ha deciso di non presentarsi in Procura per rispondere ai magistrati quale indagato in concorso in frode sportiva. Non si presenta. Non risponde. Nel frattempo si autosospende — gesto che nella tradizione italiana equivale spesso a un modo per guadagnare tempo e simpatia.
Chi invece si è presentato è Gervasoni, interrogato per quattro ore. L’ormai ex supervisore Var ha definito l’episodio Inter-Roma un “erroraccio del Var”, negando qualsiasi ingerenza.
Un erroraccio. Un altro. La storia del calcio italiano è lastricata di “erroracci” che hanno un’unica, costante direzione.
Il pattern che non cambia
Per Karl Marx «la storia si ripete: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa». Alla vigilia del ventesimo compleanno di Calciopoli, ecco esplodere il caso di Gianluca Rocchi, indagato dalla procura di Milano per «concorso in frode sportiva». Si parla di gravi ingerenze al Var, e sul Var; di arbitri «graditi» e «non graditi» all’Inter.
Vent’anni. Stesso copione, stessi protagonisti, stesso finale aperto. Il fantasma di Calciopoli non è mai stato esorcizzato: è stato semplicemente rimandato.
La domanda che il calcio italiano non riesce — o non vuole — porsi è semplice: come fa una sola squadra a trovarsi, sistematicamente, al centro di ogni scandalo arbitrale degli ultimi tre decenni, uscendone sempre indenne?
Non è un’accusa. È un sospetto. Ma i sospetti, in questo Paese, spesso sanno di verità che non si possono ancora pronunciare.
Nota: L’Inter e i suoi dirigenti non risultano formalmente indagati nell’inchiesta in corso. Questo articolo riflette un’analisi critica e polemica dei fatti riportati dalla stampa italiana, non esprime giudizi di colpevolezza su alcun soggetto.















