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Milan-Juventus 0-0: il calcio che non emoziona più. E l’Italia resta a guardare i Mondiali in TV

Novanta minuti. Zero gol. Zero emozioni vere. Milan e Juventus si sono divise un punto a testa stasera a San Siro in un pareggio che dice tutto su dove è finito il calcio italiano. Un risultato che fa male non solo alle due squadre, ma a chiunque ami davvero questo sport.

Tabellone grafico della partita Milan Juventus con punteggio 0 a 0

Una partita di numeri, non di cuore

I dati parlano chiaro: la Juventus ha dominato il possesso palla (54% contro 46%), ha tirato il doppio rispetto al Milan (10 tiri totali contro 5), ha avuto cinque conclusioni nello specchio della porta mentre i rossoneri ne hanno messa dentro una sola. Eppure il risultato finale recita 0-0. Come è possibile? Semplice: quando il calcio diventa un esercizio di geometria, i portieri ringraziano. Maignan ha salvato il salvabile per il Milan, Di Gregorio ha fatto il suo. Ma nessuno ha mai avuto davvero paura.

Le uniche cose che hanno animato la serata sono state cinque cartellini gialli e dieci sostituzioni tra le due squadre. Un circo tattico in cui gli allenatori muovono pedine come scacchisti, mentre gli spalti sbadigliano.

Il calcio che ammazza lo spettacolo

Questa partita è uno specchio fedele del calcio moderno italiano: organizzato, studiato, compresso. Ogni centimetro di campo è presidiato, ogni spazio viene chiuso prima ancora che si apra. I trequartisti non esistono più, i fantasisti sono estinti. Al loro posto ci sono “mezze ali”, “mezzepunte di raccordo”, “falsi nove”. Termini che sanno di PowerPoint aziendale, non di calcio.

Il risultato? Partite come questa, dove due squadre di grandissima tradizione si annullano a vicenda per novanta minuti senza regalare nemmeno un’azione da ricordare. Lo spettatore a casa cambia canale. Quello in curva urla la sua frustrazione.

E intanto l’Italia guarda i Mondiali dalla TV

Il tempismo è beffardo. Mentre Milan e Juventus ci offrono questo bigino del calcio asfittico, l’Italia — per la terza volta consecutiva — si appresta a guardare i Mondiali in televisione. Gli Azzurri sono stati eliminati negli spareggi contro la Bosnia Erzegovina, sancendo un fallimento che ormai assume i contorni di una crisi strutturale senza precedenti nella storia del calcio italiano.

L’Italia è diventata la prima nazionale vincitrice di quattro Mondiali a saltare tre edizioni consecutive. Un record negativo che brucia come l’acido.

Certo, c’è chi spera ancora. Se l’Iran dovesse ritirarsi, l’Italia — essendo la nazionale meglio piazzata nel ranking FIFA tra quelle non qualificate — sarebbe la candidata principale per subentrare.

Ma affidarsi alla geopolitica per andare ai Mondiali non è esattamente di cui andare fieri. Lo stesso presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha respinto con nettezza questa ipotesi: “Di andare ai Mondiali bisogna meritarselo.” Tuttosport Parole sante.

La radice del problema

La vera domanda è: c’è un legame tra il calcio eccessivamente tattico che vediamo ogni domenica in Serie A e l’incapacità cronica della Nazionale di qualificarsi? La risposta è sì, ed è sotto gli occhi di tutti, come abbiamo più volte scritto in Zona Mista.

I giovani italiani crescono in accademie dove il “posizionamento” è tutto e l’istinto è un difetto. Si allevano centrocampisti che sanno coprire il 4-3-3 ma che non sanno dribblare un avversario. Si producono difensori affidabili e attaccanti anonimi.

Le difficoltà nel trovare un ricambio generazionale adeguato, unite a scelte tecniche spesso contraddittorie, hanno portato a un risultato che segnerà indelebilmente la storia recente del calcio italiano.

Il Milan e la Juventus stasera ci hanno mostrato la fotografia di questo sistema. Bello da analizzare per un allenatore, noioso da vedere per un tifoso, e probabilmente sbagliato per costruire campioni in grado di brillare a livello mondiale.

Il pallone è rotondo, diceva qualcuno. Ma ultimamente sembra sempre più quadrato.

11 Comments Text
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