Aggiornato al 1 settembre 2026, con il terzo giorno di torneo ancora in corso a New York.
Il dato più strano di questi US Open è che il numero uno del mondo non è a New York, e resterà numero uno del mondo anche quando il torneo finirà.
Jannik Sinner ha dato forfait per il ginocchio destro. Carlos Alcaraz può vincere il titolo e non basterà comunque a scavalcarlo. È una fotografia che dice due cose insieme: quanto è grande il margine che l'altoatesino si è costruito, e quanto è diventato irrilevante, per la classifica, tutto quello che succede quando lui non c'è.
Nel frattempo, però, a Flushing Meadows ci sono dieci italiani. Ed è la prima volta da anni che il tennis italiano deve reggere uno Slam senza il suo uomo migliore.
In breve
- Sinner assente per un problema al ginocchio destro: primo Slam saltato dal 2019.
- Resta numero uno comunque: il vantaggio in classifica è fuori portata anche per Alcaraz.
- Dieci italiani nel tabellone principale, sette per ingresso diretto e tre dalle qualificazioni.
- Cobolli, quinta testa di serie, si salva contro Comesaña dopo 4 ore e 12 minuti e due set di svantaggio.
- Avanti anche Berrettini e Darderi. Fuori Arnaldi, Cinà e Cocciaretto.
Perché Sinner non gioca gli US Open 2026
Per il ginocchio destro, e non è una decisione dell'ultimo minuto.
Sinner aveva già saltato Montreal e Cincinnati per curare lo stesso problema, e il 21 agosto ha annunciato il forfait anche per lo Slam americano, spiegando che nonostante il lavoro fatto con il suo staff medico la decisione, difficile, era diventata inevitabile. Aveva provato a testarsi in campo, e la risposta era stata che serviva altro tempo.
È il primo torneo del Grande Slam che salta dal 2019. Il precedente più recente nella sua carriera recente non esiste proprio: da quando è diventato Sinner, ai quattro appuntamenti che contano c'era sempre.
E il contesto rende la cosa più amara. Il 12 luglio aveva vinto Wimbledon per la seconda volta di fila, quinto titolo dello Slam in carriera. Sette settimane dopo, il ginocchio lo ha tenuto fuori da New York. È il prezzo di un calendario che nessuno ha intenzione di accorciare.
Il numero uno che non gioca e resta numero uno
Qui c'è la parte contabile, ed è più eloquente di qualsiasi commento.
Sinner arriva a questi US Open con un patrimonio di punti tale che l'assenza non lo scalfisce: resta al primo posto anche a torneo concluso, e Alcaraz, che pure difende il titolo, non ha modo aritmetico di riprenderselo. Chi salta uno Slam di solito paga. Lui no.
Detta così sembra una buona notizia, e in parte lo è. Ma va letta anche nell'altro senso: significa che il divario costruito nella prima metà di stagione è così ampio da rendere questo torneo, dal punto di vista della gerarchia mondiale, una parentesi. Il migliore non c'è e la classifica non se ne accorge.
Su questo blog abbiamo raccontato la striscia con cui si è costruito quel margine. Il conto lo sta pagando adesso.
Cobolli si salva dopo quattro ore, e non è un dettaglio
Il match italiano di giornata è quello che ha rischiato di finire male.
Flavio Cobolli, quinta testa di serie e primo degli italiani nel tabellone, ha battuto l'argentino Francisco Comesaña 3-6, 2-6, 6-3, 6-4, 6-4, sotto il tetto chiuso del Louis Armstrong per la pioggia di New York, dopo quattro ore e dodici minuti. Due set sotto, poi la rimonta: è la prima volta in carriera che recupera da zero a due.
Applausi, e sono meritati. Però il dato va guardato anche freddo: la quinta testa di serie di uno Slam ha avuto bisogno di più di quattro ore e di una rimonta storica per superare il primo turno.
Non è una critica a Cobolli, che quest'anno ha vinto un ATP 500 ad Acapulco ed è diventato un giocatore serio. È la descrizione di una differenza. Sinner ci ha abituati a un primo turno che non esiste: due ore, tre set, avanti il prossimo. Senza di lui il primo turno esiste eccome, e va sopravvissuto.
Chi vince gli Slam è quello che arriva alla seconda settimana avendo speso meno degli altri. Cobolli ne ha già spesi quattro e dodici.
Gli altri italiani: chi è passato e chi è uscito
Il bilancio parziale dei primi tre giorni, con alcune partite ancora in corso mentre scriviamo.
Avanti. Matteo Berrettini ha superato Stan Wawrinka 7-6(4), 7-6(3), 6-0, chiudendo con un terzo set senza storia dopo due tie-break: al secondo turno trova l'argentino Mariano Navone. Luciano Darderi ha battuto il qualificato britannico Harry Wendelken 6-2, 3-6, 6-2, 7-5 e affronterà il ceco Dalibor Svrcina. E c'è Cobolli.
Fuori. Matteo Arnaldi, eliminato dall'australiano James Duckworth. Federico Cinà, arrivato dalle qualificazioni e battuto da Alex Michelsen. Elisabetta Cocciaretto, superata 6-3, 6-2 dalla ceca Katerina Siniakova.
In campo o attesi. Lorenzo Musetti, Mattia Bellucci e gli altri arrivati dalle qualificazioni, Francesco Passaro e Andrea Guerrieri.
Dieci italiani nel tabellone principale sono un numero che quindici anni fa avremmo considerato fantascienza, e vale la pena ricordarlo prima di lamentarsi. Sette sono entrati per classifica, tre hanno passato le qualificazioni: non è un caso, è un movimento.
La domanda vera di queste due settimane
Non è chi vince il torneo. È se il tennis italiano, oggi, è un movimento o è un uomo solo.
Per quattro anni la domanda è stata teorica, perché Sinner c'era sempre e vinceva quasi sempre. Adesso è pratica, e la risposta si scrive a New York da qui al 13 settembre. Con dieci giocatori in tabellone e una testa di serie numero cinque, l'Italia ha la possibilità di dimostrare che sotto il numero uno c'è una struttura e non un vuoto.
I primi tre giorni danno una risposta ambigua, che è probabilmente quella giusta. Due vittorie nette, una rimonta epica, tre eliminazioni al primo turno. Cioè quello che succede a un movimento normale, buono, senza un fenomeno che gli copra le spalle.
Ed è esattamente il punto. Per anni abbiamo confuso il fenomeno con il movimento, perché i risultati arrivavano comunque e la classifica ci sorrideva. Queste due settimane servono a misurare la differenza tra le due cose, e la misura non sarà lusinghiera né disastrosa: sarà onesta.
Tutto il resto del tennis lo trovate nella nostra sezione dedicata.
Domande frequenti
Perché Sinner non gioca gli US Open 2026?
Per un problema al ginocchio destro che lo aveva già costretto a saltare Montreal e Cincinnati. Il forfait è stato annunciato il 21 agosto ed è il primo torneo del Grande Slam che salta dal 2019.
Sinner perde il numero uno del mondo?
No. Il margine accumulato in classifica è tale che resta al primo posto anche a torneo concluso, e Alcaraz non può riprenderselo nemmeno difendendo il titolo.
Quanti italiani ci sono agli US Open 2026?
Dieci nel tabellone principale: sette entrati per classifica e tre dalle qualificazioni, cioè Federico Cinà, Francesco Passaro e Andrea Guerrieri.
Come è finita Cobolli-Comesaña?
Cobolli ha vinto 3-6, 2-6, 6-3, 6-4, 6-4 in quattro ore e dodici minuti, recuperando da due set di svantaggio per la prima volta in carriera. È al secondo turno.
Quando si giocano gli US Open 2026?
Dal 30 agosto al 13 settembre 2026, sui campi in cemento di Flushing Meadows, a New York.
I risultati sono aggiornati alla sera italiana del 1 settembre 2026, con il terzo giorno di torneo ancora in corso negli Stati Uniti. La pagina viene aggiornata con il proseguimento del tabellone italiano.















