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Le nuove regole del VAR in Serie A: ora si rivedono i corner, non i falli che fanno gol

Nuove regole VAR nel calcio, arbitro al monitor durante una revisione

Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026.

Per capire di che cosa ha paura un’istituzione, basta guardare che cosa decide di regolamentare. Il calcio, nella stagione 2026/27, ha deciso di regolamentare i calci d’angolo assegnati per sbaglio, i giocatori che si coprono la bocca con la mano e il numero di secondi entro cui un sostituito deve uscire dal campo.

Non ha toccato la cosa che decide le partite.

Le otto novità approvate dall’IFAB e recepite in Italia con la prima circolare dell’AIA sono presentate come un ampliamento dei poteri del VAR. Lette una per una raccontano invece un’operazione diversa: il VAR entra in tutto quello che è misurabile e resta fuori da tutto quello che è discutibile. Che è esattamente il posto dove serviva.

In breve

  • Il VAR può cancellare un secondo giallo sbagliato per evitare un’espulsione ingiusta, ma non può segnalare un secondo giallo mancante.
  • Il VAR può cancellare un corner assegnato per errore, senza on field review e solo se il controllo si chiude prima della battuta.
  • Il VAR non può intervenire sui giocatori che escono dal campo per protesta né su chi si copre la bocca con la mano.
  • In caso di scambio di persona viene ammonito chi ha commesso il fallo davvero.
  • Chi esce deve uscire dal punto più vicino, entro dieci secondi. Solo il capitano può parlare con l’arbitro.
  • Countdown di cinque secondi su rimesse laterali e rinvii dal fondo.

Che cosa è cambiato davvero

Mettiamo in fila le novità che riguardano la sala video, perché sono tre e vanno lette insieme.

La prima: il VAR può intervenire per cancellare un secondo cartellino giallo mostrato per errore, evitando così un’espulsione ingiusta. Non può fare il contrario, cioè richiamare l’arbitro per un secondo giallo che non ha dato.

La seconda: il VAR può correggere un calcio d’angolo assegnato in modo sbagliato, senza passare dal monitor a bordo campo, ma solo se il controllo si conclude prima che il corner venga battuto.

La terza è una limitazione, non un ampliamento: la tecnologia non può essere usata per punire chi lascia il campo in segno di protesta, né chi si copre la bocca con la mano per parlare con un avversario.

Il resto del pacchetto non riguarda il VAR. Riguarda il tempo e il comportamento: dieci secondi per uscire dal campo dal punto più vicino, solo il capitano autorizzato a parlare con l’arbitro, il countdown di cinque secondi su rimesse e rinvii, l’ammonizione a chi ha davvero commesso il fallo in caso di scambio di persona.

Otto novità. Nessuna che tocchi la soglia di intervento sugli episodi soggettivi.

Il VAR ora controlla i corner, ma non la spinta che fa un gol

Qui casca tutto, ed è una critica che si può verificare con due partite giocate a fine agosto.

Alla prima giornata, al Ferraris, il Napoli ha sbloccato Genoa-Napoli con un gol arrivato dopo un contatto tra De Bruyne e Vasquez. L’arbitro ha convalidato, la sala video ha controllato e non è intervenuta. Il giorno dopo la Gazzetta dello Sport ha scritto che non era solo un contatto ma una chiara spinta sul difendente e ha dato 4,5 all’arbitro.

Nello stesso turno, a Torino, non è stato assegnato un rigore per il braccio di Vlasic staccato dal corpo. La gerarchia arbitrale ha poi stabilito che quel braccio era da calcio di rigore. Anche lì, nessuna on field review.

Due episodi, due gol o mancati gol, due valutazioni ufficiali che il giorno dopo dicono il contrario del campo. Adesso rileggete l’elenco delle novità e cercate quella che avrebbe cambiato uno di questi due casi.

Non c’è. Perché entrambi ricadono nella zona soggettiva, dove il VAR può intervenire solo davanti a un errore chiaro ed evidente, e quella soglia non è stata toccata di un millimetro.

Il risultato pratico è questo: dalla stagione 2026/27 la sala video di Lissone è autorizzata a correggere l’arbitro su un calcio d’angolo, cioè su una rimessa, e non su una spinta che genera il gol dell’1-0. Un corner vale zero punti. Quel gol ne valeva tre.

L’asimmetria del secondo giallo

La regola sul secondo giallo è quella che più di tutte svela l’intenzione, e vale la pena leggerla due volte.

Il VAR può cancellare un’espulsione ingiusta. Il VAR non può segnalare un’espulsione mancata.

Se prendiamo sul serio l’idea che la tecnologia serva a stabilire come sono andate le cose, questa norma è indifendibile: la verità non ha una direzione preferita. Un giocatore che avrebbe dovuto lasciare il campo al sessantesimo e ci resta per altri trenta minuti falsa la partita esattamente come un giocatore espulso per sbaglio.

Se invece ammettiamo che la tecnologia serva a limitare i danni d’immagine della classe arbitrale, allora la norma è perfettamente logica. Un’espulsione ingiusta è un errore visibile, che fa notizia per una settimana. Un’espulsione mancata è un errore invisibile, che nessuno può dimostrare. Il regolamento nuovo protegge dal primo e ignora il secondo.

È una scelta legittima e non è quella che ci hanno raccontato.

Le regole che non riguardano il VAR, ma il galateo

Metà del pacchetto è educazione civica.

Dieci secondi per uscire dal campo, uscita obbligatoria dal punto più vicino, solo il capitano che parla con l’arbitro, countdown di cinque secondi su rimesse e rinvii. Sono misure sensate, alcune anche utili: il tempo effettivo di gioco in Serie A è un problema reale, e chi lo affronta fa una cosa buona.

Solo che vengono vendute nello stesso comunicato in cui si annuncia più tecnologia, e non c’entrano niente. Contare fino a cinque non è tecnologia: è un arbitro che conta fino a cinque. Lo abbiamo visto applicare per la prima volta a Frosinone contro la Juventus, dove ha funzionato benissimo per una ragione semplice, e cioè che lì non c’era niente da interpretare.

Il paradosso di questa riforma è tutto in quella partita. La regola nuova che funziona è quella che non richiede giudizio. Le due che richiedono giudizio, nello stesso weekend, hanno prodotto due episodi contestati.

Perché queste regole confermano il problema invece di risolverlo

Perché nascono dalla stessa idea che ha reso il VAR una macchina per la pace sociale invece che per la correttezza: non si disturba chi ha deciso per primo.

Guardate la struttura delle due norme principali. Sul corner si può correggere solo prima della battuta, cioè entro pochi secondi: la velocità viene prima della giustizia, e se l’errore emerge dopo, pazienza. Sul secondo giallo si può correggere solo in un senso: la tutela dell’arbitro viene prima dell’accertamento. Nessuna delle due parte dalla domanda “che cosa è realmente accaduto”.

Su questo blog lo scriviamo da anni, dal rigore su Locatelli in Juve-Sassuolo al contatto Nico Paz-Bonny in Como-Inter, e lo abbiamo scritto ad agosto raccontando il cambio al vertice degli arbitri italiani: è cambiato il pilota, non il cruscotto. Oggi possiamo aggiornare la frase. Hanno cambiato anche qualche spia sul cruscotto, ma nessuna di quelle che si accendono quando il motore fa rumore.

C’era una cosa sola da fare, e non richiedeva l’IFAB: rendere pubblici gli audio della sala video a fine partita. Non avrebbe reso più giuste le decisioni, avrebbe reso verificabile il processo. Invece abbiamo ottenuto il VAR sui calci d’angolo.

Gli altri episodi li smontiamo uno per uno in questa rubrica. Con le regole nuove, temiamo, si aggiornerà con la stessa frequenza di prima.

Domande frequenti

Quali sono le nuove regole del VAR in Serie A 2026/27?

Il VAR può cancellare un secondo cartellino giallo mostrato per errore, evitando un’espulsione ingiusta, e può correggere un calcio d’angolo assegnato per sbaglio senza on field review, ma solo se il controllo si conclude prima della battuta. Non può invece intervenire per punire chi lascia il campo per protesta o chi si copre la bocca con la mano.

Da quando sono in vigore?

Dalla stagione 2026/27. Le modifiche sono state approvate dall’IFAB e recepite in Italia attraverso la prima circolare stagionale dell’AIA.

Il VAR può assegnare un secondo giallo che l’arbitro non ha dato?

No, e questo è il punto più discusso della riforma. La correzione funziona in una sola direzione: può cancellare un’espulsione ingiusta, non può segnalarne una mancata.

Che cos’è la regola dei cinque secondi?

Un countdown che l’arbitro può avviare quando ritiene che una squadra stia ritardando volontariamente una rimessa laterale o un rinvio dal fondo. Se il tempo scade, la rimessa passa agli avversari e sul rinvio dal fondo viene assegnato un calcio d’angolo. In Serie A è stata applicata per la prima volta in Frosinone-Juventus.

Le nuove regole risolvono i casi come il gol di De Bruyne in Genoa-Napoli?

No. Quegli episodi ricadono nella valutazione soggettiva, dove il VAR può intervenire soltanto in caso di errore chiaro ed evidente, e quella soglia non è stata modificata.

Le novità regolamentari citate sono quelle approvate dall’IFAB e recepite dall’AIA per la stagione 2026/27, come riportate dalle testate linkate. Le valutazioni sugli episodi arbitrali sono attribuite alle fonti indicate e non costituiscono accertamento di alcun fatto.

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