Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026.
Il campionato ha avuto bisogno di una partita e ottantadue minuti. Non di una giornata: di una partita. Il primo episodio contestato della stagione 2026/27 è arrivato al Ferraris sabato sera, sul gol che ha deciso Genoa-Napoli, e ha già prodotto tutto il repertorio: proteste in campo, un allenatore che in conferenza si ferma un attimo prima di dire quello che pensa, e due tifoserie convinte di aver visto cose diverse sullo stesso schermo.
Il punto interessante, però, non è stabilire se fosse fallo. È capire perché, con quel protocollo, la decisione presa e quella opposta sarebbero state entrambe difendibili. Che è un problema molto più serio di un braccio largo.
L'episodio
Ottantaduesimo minuto, Genoa-Napoli ancora sullo 0-0. Palla filtrante in area, Johan Vasquez arriva per primo sulla traiettoria e mette il corpo davanti al pallone, che è esattamente quello che un difensore deve fare. Kevin De Bruyne arriva lanciato da dietro, c'è il contatto, il messicano finisce a terra e il belga se ne va a battere Bijlow.
Marco Di Bello convalida. I giocatori del Genoa lo circondano immediatamente sostenendo che sia stata una spinta irregolare. Dalla sala VAR, Francesco Meraviglia controlla l'azione e conferma la decisione di campo. Nessuna on field review, nessun monitor a bordo campo: il gol resta.
Quattro minuti dopo Vergara chiude la partita sull'assist di De Bruyne, e il Napoli di Allegri porta a casa i primi tre punti della sua stagione. Il risultato però, per quello che ci interessa qui, è già quasi irrilevante.
La spinta c'era
Diciamolo, perché girarci intorno sarebbe vigliacco: sì, il contatto c'è, e non è il difensore ad andarlo a cercare.
Secondo la ricostruzione della moviola De Bruyne arriva in velocità e interviene sull'avversario prima di impossessarsi del pallone. Luca Marelli, che di regolamento vive, è stato netto: spinta evidente su Vasquez, andava fischiata, aggiungendo che il dubbio vero riguarda la posizione di Di Bello, che da dove si trovava potrebbe non aver visto correttamente il contatto sulla schiena del difensore.
Daniele De Rossi in conferenza è andato oltre. Non c'è persona al mondo che abbia giocato a calcio o arbitrato che non dica che quello era fallo, ha detto, definendola una delle cose più brutte subite da quando è nel calcio e fermandosi, testualmente, perché ai club viene chiesta collaborazione. Ha aggiunto che gli errori di Di Bello degli anni scorsi erano errori, mentre quello di sabato per lui è qualcosa di diverso e di peggio.
Su quest'ultimo passaggio ci fermiamo noi. Le parole di De Rossi sono sue e le riportiamo per intero, ma l'idea che dietro un fischio mancato ci sia qualcosa di più di un fischio mancato non ha nessun elemento a sostegno, e questo blog non firma processi alle intenzioni. Sull'errore si discute. Sul resto no, finché non esistono fatti.
Perché il VAR non poteva farci molto
Qui sta il punto, ed è la parte che nelle moviole di ieri sera è passata in due righe.
Un gol è una situazione sempre rivedibile, e il VAR controlla anche l'azione che lo precede, compreso un eventuale fallo dell'attaccante. Ma il VAR non è un secondo arbitro con parere paritario: può intervenire solo davanti a un errore chiaro ed evidente. Su un contatto leggero, di quelli che dipendono da quanto peso metti nella spalla e da quanto era già in equilibrio precario l'avversario, la valutazione resta soggettiva. E le valutazioni soggettive appartengono a chi sta in campo.
Poi c'è la parte che nessuno dice ad alta voce, ed è la più importante. Se Di Bello avesse fischiato fallo in attacco, il VAR non gli avrebbe tolto neanche quel fischio. Stesso contatto, stessi fotogrammi, stesso uomo davanti agli stessi monitor, e la decisione opposta sarebbe stata protetta esattamente come quella presa.
Fermiamoci un secondo su questa frase, perché è tutto il problema del calcio italiano degli ultimi otto anni compresso in una riga.
Il VAR non stabilisce che cosa sia fallo. Stabilisce che non si disturba chi ha deciso per primo. Non produce verità, produce coerenza con la prima impressione di un uomo che stava correndo a venti metri di distanza, con un difensore e un attaccante in mezzo. Il che, sia chiaro, è una scelta legittima e ha ottime ragioni tecniche: l'alternativa è rivedere tutto e non finire mai una partita. Ma smettiamo di raccontare che quella macchina serva a dirci come sono andate le cose. Serve a ridurre gli errori grossi, non a produrre giustizia.
Le conseguenze, che non sono sportive
Il Genoa esce da Marassi con zero punti e la sensazione di essere stato derubato. Il Napoli esce con tre punti e la sensazione che si stia già ricominciando con la solita solfa.
Nessuna delle due squadre ha modo di verificare chi ha ragione, e il campionato riparte con lo stesso attrito con cui si era chiuso quello precedente. Ci sono trentasette giornate davanti e il primo fascicolo di sospetti è già aperto dopo novanta minuti.
C'è poi un particolare che sabato sera in pochi hanno collegato. Nella pagina in cui abbiamo seguito tutta l'inchiesta arbitri, pubblicata il 6 agosto, avevamo scritto che il banco di prova per il nuovo corso di Daniele Orsato sarebbe arrivato al primo episodio contestato di settembre. Ci siamo sbagliati di due settimane e di una giornata: è arrivato all'esordio.
Ed è andata come andava prima. Non perché Orsato abbia fallito qualcosa in venti giorni di lavoro, ma perché il designatore cambia il nome sulle designazioni, non il protocollo con cui si decide. È cambiato il pilota, non il cruscotto: lo avevamo scritto ad agosto e sabato si è visto in tre minuti.
Che cosa avremmo dovuto vedere
Una cosa sola, e non riguarda Di Bello.
Se il contatto è di quelli che secondo il protocollo restano all'arbitro di campo, allora l'arbitro di campo deve essere messo nelle condizioni di vederlo. In quell'azione Di Bello è dietro, con il corpo di Vasquez che gli copre il punto esatto del contatto, e i sospetti di Marelli vanno proprio lì. Il problema non è la sua valutazione: è che ha dovuto valutare una cosa che dalla sua posizione era coperta.
Su questo il calcio italiano potrebbe fare qualcosa domani mattina, e non lo fa. Rendere pubblici gli audio della sala VAR a fine partita, per esempio, come si fa in altri sport da anni. Non servirebbe a stabilire chi ha ragione. Servirebbe a far vedere ai tifosi che qualcuno, in quei quaranta secondi, ha discusso della schiena di Vasquez invece che del nome sulla maglia.
Finché non lo si fa, ogni episodio come quello dell'82' di sabato produrrà lo stesso identico rumore, con gli stessi identici argomenti, per i prossimi dieci anni. Lo abbiamo già visto sul rigore a Locatelli in Juve-Sassuolo e sul contatto Nico Paz-Bonny in Como-Inter, e lo rivedremo alla terza giornata.
La rubrica in cui proviamo a smontare questi episodi uno per uno è tutta qui. Purtroppo si aggiorna da sola.
Domande frequenti
Il gol di De Bruyne in Genoa-Napoli era da annullare?
Le principali ricostruzioni della moviola concordano sul fatto che il contatto con Vasquez ci sia stato e che l'attaccante intervenga sull'avversario prima di prendere il pallone. Luca Marelli ha parlato di spinta evidente da fischiare. L'arbitro in campo ha valutato diversamente e il VAR non ha ritenuto ci fossero gli estremi per intervenire.
Perché il VAR non ha annullato il gol?
Perché su un contatto di questo tipo la valutazione è soggettiva e il VAR può intervenire soltanto in caso di errore chiaro ed evidente. Le stesse ricostruzioni sottolineano che, se l'arbitro avesse fischiato fallo in attacco, il VAR non avrebbe ribaltato nemmeno quella decisione.
Chi arbitrava Genoa-Napoli?
Marco Di Bello, con Francesco Meraviglia al VAR. Il gol è stato confermato dopo il controllo, senza on field review.
Che cosa ha detto De Rossi?
Ha sostenuto che chiunque abbia giocato a calcio o arbitrato definirebbe quel contatto un fallo, ha parlato di una delle cose più brutte subite in carriera e si è fermato dichiarando che ai club viene chiesta collaborazione.
Come è finita la partita?
Genoa-Napoli 0-2, con i gol di De Bruyne all'82' e di Vergara all'86'.
Questo articolo analizza un singolo episodio arbitrale e riporta le valutazioni tecniche e le dichiarazioni pubbliche delle parti, con i link alle fonti. Le opinioni dei protagonisti sono attribuite a chi le ha pronunciate e non costituiscono accertamento di alcun fatto.










