In breve
Data: 4 luglio 2006
Competizione: Semifinale Coppa del Mondo
Stadio: Dortmund
Risultato: Germania 0-2 Italia
Marcatori:
- 119’ Grosso
- 121’ Del Piero
Quando Italia e Germania si affrontano in un Mondiale di calcio, la storia pesa più di qualsiasi pronostico.
Italia e Germania, una sfida eterna

Il 4 luglio 2006, allo stadio di Dortmund, la Germania padrona di casa sembrava avere tutto dalla sua parte: il pubblico, l’entusiasmo e una squadra giovane e brillante guidata da Klinsmann.
L’Italia di Marcello Lippi arrivava invece tra mille polemiche per lo scandalo Calciopoli, ma con una squadra solida, compatta e incredibilmente determinata.
In campo c’erano campioni destinati a diventare leggenda: Gianluigi Buffon, Fabio Cannavaro, Andrea Pirlo, Francesco Totti e Alessandro Del Piero…
Una partita tesa, giocata sul filo
La partita fu combattuta e ricca di tensione. Nei 90 minuti regolamentari nessuna delle due squadre riuscì a trovare il gol.
La Germania colpì un palo con Schneider, mentre l’Italia sfiorò il vantaggio con una spettacolare rovesciata di Gilardino e una conclusione di Zambrotta finita sul palo.
Si arrivò così ai tempi supplementari.
E proprio lì accadde l’imprevedibile.
Il minuto 119: il gol che cambiò la storia

Quando il cronometro segnava il 119° minuto, Dortmund era sospesa in un silenzio carico di tensione. Sembrava che il destino della semifinale tra IOtalia e Germania fosse ormai scritto. Mancava un minuto alla lotteria dei rigori. Un solo minuto.
L’Italia conquistò un calcio d’angolo.
Sul pallone andò Alessandro Del Piero. Con un cross a giro ad uscire, mette la palla in area. Il difensore della Germania Friedrich anticipa con un colpo di testa Gilardino ma la palla termina sui piedi di Andrea Pirlo.
Non sapevamo se ascoltare Caressa o guardare Pirlo. Non riuscivamo più a fare entrambe le cose contemporaneamente.
“Palla tagliata. Messa fuori. C’è Pirlo, Pirlo, Pirlo… ancora Pirlo di destro… Goaaaaaaaal”
Con un nolook alla Pirlo, al limite dell’area, la palla finisce sul piede sinistro di Fabio Grosso che senza pensarci su un attimo, disegna un arco perfetto con la palla misurato ad hoc per scavalcare il portiere tedesco Jens Lehmann ed infilarsi a fil di palo a gonfiare la rete.
Per un attimo lo stadio rimase congelato. Sessantamila tifosi tedeschi muti, immobili. Poi l’esplosione azzurra.
Grosso scattò verso la panchina con gli occhi spalancati, le braccia larghe, correndo come se volesse abbracciare l’intero Paese. La sua corsa attraversò il campo con una gioia quasi incredula.
In quel momento, a molti italiani tornò alla mente un’immagine lontana ventiquattro anni: la corsa disperata di Marco Tardelli nella finale dei Mondiali del 1982.
Anche lì c’era stato un gol che liberava un’intera nazione. Anche lì c’era un giocatore che correva senza sapere bene dove andare, travolto da un’emozione troppo grande per restare dentro.
Tardelli urlava al Bernabéu, con gli occhi sbarrati e i pugni stretti.
Grosso, invece, correva sorridendo nella notte di Dortmund.
Due immagini diverse, ma lo stesso significato: il momento esatto in cui l’Italia capisce che la storia sta cambiando.
Il colpo finale di Del Piero

La Germania era stordita. Nemmeno il tempo di riprendere fiato, palla a centro e i tedeschi provano l’assalto finale per salvare 4 anni di attesa ma un anticipo di Cannavaro strappa la palla a Podolski e la lascia ai piedi di Francesco Totti.
Il regista romano, con calma serafica, guarda Gilardino che aspetta solo il pallone sulla linea di centrocampo.
Totti lo accontanta e Gilardino comincia la sua corsa verso la porta avversaria come le corse interminabili di Holly e Benji.
Arrivato al limite dell’area, alle sue spalle arrivava Del Piero come un treno sui binari. Gilardino ne sentiva solo il rumore e senza guardarlo gli fa un passaggio che lascia Alessandro Del Piero sulla sua mattonella preferita.
Senza nemmeno fermare la corsa, con un tocco ormai diventato “alla Del Piero”, fa partire un tiro a giro che si infila millimetricamente all’incrocio dei pali alla sinistra di Lehmann.
2-0. Lo stadio esplose.
La semifinale era finita.
La Germania era crollata. I tedeschi sugli spalti in lacrime gli azzurri in festa.
Fabio caressa scrisse negli annali del calcio una frase rimasta nella storia:
“Chiudete le valigie. Andiamo a Berlino, Beppe!”
Una notte che gli italiani non dimenticheranno mai
Quando l’arbitro fischiò la fine, i giocatori azzurri si abbracciarono sotto la curva.
Non era solo una vittoria.
Era la sensazione che qualcosa di grande stesse per accadere.
Cinque giorni dopo, a Berlino, l’Italia avrebbe conquistato il suo quarto titolo mondiale.
Ma tutto cominciò quella notte.
Con un sinistro a giro.
Con il nome di Grosso e Del Piero scritto nel cielo di Dortmund.















