La prendo alla larga!
Quando ero bambino, si giocava “a pallone” sotto casa. Il cortile non era più largo 7-8 una metri, e lungo 30, forse 40.
Quando non vi erano auto parcheggiate era il nostro Stadium ideale. E non importava nulla se il mando non era verde ma di un colore giallastro, bianco sporco o grigio.
Erano brecciolini e terra sulla quale non si restava un secondo nemmeno dopo essersi sbucciato le ginocchia su sbucciarure ancora fresche del giorno prima.
Non esisteva il fair play perché le scuse per uno sgambetto involontario erano una conseguenza dell’ancestrale senso umano e non sportivo.
Chi ti aveva fatto fallo si fermava e ti aiutava a rialzarti. Era lo Sport.
Erano i tempi in cui si giocava a pallone e si gridava “gooooaaaallll… Paolo Rossi goooooaaaaalllll” come in Italia-Brasile 2-3 del 1982.
I bambini di oggi questa fortuna non ce l’hanno più e prima ancora dei bambini, non l’abbiamo più nemmeno noi genitori che per far giocare a pallone i nistri figli, siamo costretti a pagare rette annuali abbastanza salate.
E quindi, anche io accompagno mio figlio a calcetto tutte le volte che posso. Ha 8 anni mio figlio ed è il più piccolo di 8 ragazzetti.
Ce n’è uno in particolare, che ogni volta che viene toccato in modo più duro e gli viene sottratta la palla, cade a terra tenendosi a volte il destro e a volte il piede sinistro nell’attesa che il mister chiami il fallo in suo favore.
Hanno tutti una maglietta col nome del proprio idolo stampato sulle spalle quello che hanno visto in TV segnate, drivblate e si, buttarsi a terra, rotolare e rantolare perché un avversario gli ha sfioraro i lacci dello scarpino.
Una simulazione per portare a tabellino un carrellino giallo o magari rosso, o ancor di più un rigore. Ed è cosi che crescono dei piccoli Bastoni.
Il calcio, quello italiano più degli altri in Europa, ne è pieno. Non se ne salva nessuno.
La tecnica parte dallo spogliatoio. Imparare a “cadere bene” per ingannare l’arbitro. La parola “ingannare” non dovrebbe esistere nello sport ma nel calcio è diventata parte imprescindibile.
L’inganno!

Bastoni è sono uno degli ultimi casi, venuto alla cronaca sportiva solo perché in un incontro clou e perché ha scaturito un’espulsione ma la Serie A è diventata uno spettacolo indegno da guardare.
Il tempo effettivo medio di gioco di una partita di calcio va dai 50 ai 60 minuti e l’Italia è tra i paesi europei con il tempo medio più basso che in genere scende al di sotto dei 53, 54 minuti.
Spesso negli ultimi 15 minuti di una partita di calcio si gioca si e no 4 o 5 minuti. Si è costretti ad uno spettacolo indegno come quello a cui abbiamo assistito sabato scorso.
Vedere Bastoni esultare per aver rubato l’espulsione di Kalulu con una frode ai danni dell’arbitro è la cosa più lontana dallo sport che abbia mai visto.
Un concetto machiavellico che non ha nulla a che vedere con lo sport e che di conseguenza va a discapito dello spettacolo e forse anche del risultato.
Se pensiamo che non giochiamo un mondiale da 12 anni e una squadra italiana non vince la Champions da ormai 16 anni, forse è anche dovuto al fatto che non giochiamo più lo stesso calcio degli altri paesi europei.
Siamo culturalmente lontani da quei valori che lo sport dovrebbe avere per natura e che noi invece, stiamo continuando a snaturare, perché se esultiamo per aver rubato un’espulsione come se avessimo fatto un goal, vuol dire che ci manca prima di tutto l’educazione sportiva.















